CALCOLO DELLO SPESSORE DELL’ISOLANTE

APPROCCIO ESPERTO ALL’OTTIMIZZAZIONE TERMOTECNICA DEGLI EDIFICI

Il calcolo ottimale dello spessore dell’isolante è una pietra angolare nella progettazione di edifici energeticamente efficienti, conformi alle moderne norme e standard edilizi. Questo processo richiede una comprensione approfondita dei fenomeni fisici di trasmissione del calore, delle proprietà dei materiali da costruzione e dell’influenza delle condizioni climatiche. In questo articolo approfondiremo l’approccio esperto alla determinazione dello spessore necessario dell’isolamento termico, concentrandoci su aspetti chiave come: la scelta del tipo di isolante con un dettagliato benchmark comparativo, l’analisi delle proprietà termotecniche (valori U/R), le particolarità della progettazione dei nodi tenendo conto dei ponti termici, nonché le specificità dell’applicazione dei requisiti normativi ucraini e degli standard internazionali.

Sveleremo metodologie di calcolo che vanno oltre le formule di base, incluso l’effetto del comportamento termotecnico dinamico delle strutture e gli aspetti critici della tenuta all’aria. L’obiettivo è fornire una guida completa che permetta ad architetti, ingegneri e costruttori di prendere decisioni informate, volte a creare edifici ad alte prestazioni con un consumo energetico minimo. Questo non solo riduce i costi di esercizio, ma migliora sensibilmente anche il comfort dell’ambiente interno, rispondendo alle sfide globali di riduzione dell’impronta di carbonio nell’edilizia. Un’analisi approfondita permette di evitare gli errori tipici e di garantire la durabilità dei sistemi isolanti.

REQUISITI NORMATIVI E ZONE CLIMATICHE DELL’UCRAINA: LA BASE PER IL CALCOLO

La determinazione dello spessore minimo consentito dell’isolante in Ucraina è rigorosamente regolata dalla norma DBN V.2.6-31:2021 «Isolamento termico degli edifici», versione aggiornata degli standard precedenti. Questo documento stabilisce i valori normativi di resistenza alla trasmissione del calore (R_tot) e del coefficiente di trasmittanza termica (U) per le diverse strutture di involucro, tenendo conto della suddivisione del territorio dell’Ucraina in due zone climatiche. La prima zona comprende la maggior parte del paese con un clima più freddo, mentre la seconda zona comprende le regioni meridionali con un regime termico più moderato. Per le pareti esterne degli edifici residenziali nella prima zona climatica, la R_tot minima deve essere di almeno 3,3 m²·K/W (U ≤ 0,30 W/(m²·K)), mentre per i tetti e i solai sottotetto questo indicatore è significativamente più alto, raggiungendo 4,95 m²·K/W (U ≤ 0,20 W/(m²·K)). Per i secondi piani e le strutture a mansarda, questi requisiti sono critici.

È importante capire che queste norme sono valori minimi. Progettare con una R_tot superiore del 15-25% rispetto ai valori normativi garantisce un margine aggiuntivo di efficienza energetica e comfort, particolarmente rilevante in un contesto di aumento dei prezzi dell’energia. La norma DBN regola anche i requisiti per i pavimenti su terreno e i solai sopra scantinati non riscaldati, dove la R_tot deve essere di almeno 2,5 m²·K/W. Nei calcoli è necessario considerare non solo la resistenza termica dei singoli strati, ma anche le cosiddette «caratteristiche termiche degli elementi», che includono i coefficienti di scambio termico della superficie interna (R_s,i = 0,13 m²·K/W) ed esterna (R_s,e = 0,04 m²·K/W per le pareti, R_s,e = 0,03 m²·K/W per i tetti). Il rispetto di queste norme non è una mera formalità, ma la garanzia di ridurre le perdite di calore ai valori minimi consentiti, assicurando così la stabilità e la durabilità dell’edificio. I calcoli devono essere eseguiti in fase di progettazione da un architetto qualificato o da un termotecnico.

PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA TRASMISSIONE DEL CALORE: CONDUCIBILITÀ TERMICA (Λ), VALORI R E U

L’efficacia di un isolante si basa sulla sua capacità di ostacolare la trasmissione del calore. Il parametro chiave che descrive questa proprietà è la conducibilità termica (λ, lambda). Si misura in W/(m·K) e indica quanto calore attraversa 1 metro di spessore del materiale con una superficie di 1 m² a una differenza di temperatura di 1 Kelvin. Più basso è λ, migliori sono le proprietà isolanti del materiale. Ad esempio, per gli isolanti moderni λ può variare da 0,020 W/(m·K) (per alcuni tipi di pannelli PIR) a 0,050 W/(m·K) (per lane minerali meno dense).

La resistenza termica (R-value) è un indicatore inverso alla conducibilità termica, moltiplicato per lo spessore dello strato: R = δ / λ, dove δ è lo spessore dello strato di materiale in metri. R si misura in m²·K/W. La resistenza termica totale di una struttura multistrato (R_tot) si calcola come somma delle resistenze di tutti i suoi strati e delle resistenze superficiali: R_tot = R_sup_esterna + Σ(R_i) + R_sup_interna. Il coefficiente di trasmittanza termica (U-value) è il valore inverso alla resistenza termica totale: U = 1 / R_tot. Si misura in W/(m²·K) e indica la quantità totale di calore che attraversa 1 m² di struttura di involucro per unità di tempo a una differenza di temperatura di 1 K. Più basso è il valore di U, più efficace è l’isolamento termico. Secondo la norma EN ISO 6946:2017, nel calcolo della R_tot è necessario considerare non solo la trasmissione del calore stazionaria, ma anche l’effetto dello scambio termico convettivo e della radiazione. Le prove di laboratorio dei valori λ devono essere condotte secondo la norma EN 12667 per materiali omogenei, il che garantisce l’accuratezza dei dati iniziali per la progettazione.

SCELTA DELL’ISOLANTE: BENCHMARK COMPARATIVO DEI MATERIALI E LORO APPLICAZIONI

La scelta dell’isolante ottimale è una fase critica che influisce sull’efficienza termotecnica, sulla durabilità e sul costo del progetto. Sul mercato attuale sono presenti diversi gruppi principali di materiali, ognuno con i propri vantaggi e particolarità d’uso. Tra questi:

  • Lana minerale (di roccia o di vetro): λ = 0,035 – 0,045 W/(m·K). Possiede eccellenti proprietà acustiche e di resistenza al fuoco (classe A1 secondo EN 13501-1). La densità varia da 30 kg/m³ (per strutture non portanti) a 180 kg/m³ (per facciate sotto intonaco). Ha un’elevata permeabilità al vapore (Sd = 0,1-0,3 m), che permette alle pareti di «respirare», ma richiede protezione dall’umidità diretta. Ideale per facciate ventilate, coperture e solai interpiano.
  • Polistirene espanso (EPS): λ = 0,034 – 0,040 W/(m·K). Materiale economico e leggero. Densità da 15 a 35 kg/m³. Utilizzato prevalentemente nei sistemi di facciata a cappotto ETICS (facciate «umide») e per l’isolamento delle fondazioni. Ha una bassa permeabilità al vapore (Sd = 2-4 m).
  • Polistirene estruso (XPS): λ = 0,028 – 0,032 W/(m·K). Si differenzia dall’EPS per la struttura a celle chiuse, che garantisce un basso assorbimento d’acqua e un’elevata resistenza meccanica. Densità da 28 a 45 kg/m³. Ideale per fondazioni, pavimenti su terreno, coperture invertite e zoccolature, dove è richiesta resistenza all’umidità e ai carichi.
  • Poliisocianurato (PIR) e Poliuretano (PUR): λ = 0,020 – 0,026 W/(m·K). Gli isolanti termici più efficienti, con il coefficiente di conducibilità termica più basso. Disponibili come pannelli rigidi con rivestimento in foglio di alluminio, che garantisce un’elevata barriera al vapore (Sd > 100 m). Utilizzati per coperture, pavimenti e pareti sottili, dove il risparmio di spazio è fondamentale.

Nella scelta è importante considerare non solo λ, ma anche altri parametri: resistenza al fuoco, permeabilità al vapore, resistenza alle deformazioni, sostenibilità ambientale e durabilità. Ad esempio, per le strutture in legno, come le case in pannelli XLAM, si scelgono spesso materiali permeabili al vapore, come la lana minerale, per garantire un regime di umidità ottimale.

METODOLOGIA DI CALCOLO DELLO SPESSORE PER STRUTTURE MULTISTRATO: ESEMPIO PRATICO

Un calcolo accurato dello spessore dell’isolante per una struttura di involucro multistrato è parte integrante della progettazione energeticamente efficiente. La formula base per il calcolo della resistenza termica totale (R_tot) è la seguente: R_tot = R_sup_esterna + Σ (δ_i / λ_i) + R_sup_interna, dove R_sup_esterna e R_sup_interna sono le resistenze di scambio termico della superficie esterna e interna (di solito 0,04 e 0,13 m²·K/W per le pareti, rispettivamente), δ_i è lo spessore dell’i-esimo strato di materiale in metri, e λ_i è la conducibilità termica dell’i-esimo strato.

Consideriamo un esempio di calcolo dello spessore dell’isolante per una parete esterna di un edificio residenziale nella prima zona climatica dell’Ucraina, dove la R_tot minima = 3,3 m²·K/W. Struttura della parete: blocco ceramico da 380 mm, lana minerale, intonaco. Valori: λ del blocco ceramico = 0,20 W/(m·K), λ della lana minerale = 0,037 W/(m·K). Calcoliamo prima la resistenza della parete senza isolante: R_parete = δ_blocco / λ_blocco = 0,38 m / 0,20 W/(m·K) = 1,9 m²·K/W. Ora determiniamo la resistenza necessaria dell’isolante: R_isolante = R_tot_normativo – R_sup_esterna – R_parete – R_sup_interna = 3,3 – 0,04 – 1,9 – 0,13 = 1,23 m²·K/W. Infine, calcoliamo lo spessore necessario dell’isolante: δ_isolante = R_isolante × λ_isolante = 1,23 m²·K/W × 0,037 W/(m·K) ≈ 0,0455 m, ossia 45,5 mm. Tuttavia, nella pratica, per la lana minerale delle pareti esterne raramente si utilizza uno spessore inferiore a 100 mm, per garantire un margine di resistenza ed evitare la condensa, oltre che per compensare eventuali ponti termici. Per raggiungere U ≤ 0,20 W/(m²·K) (standard delle case passive) sarà necessario uno spessore dell’isolante δ_isolante ≈ 150-200 mm. Questo approccio garantisce non solo il rispetto delle norme, ma anche l’ottimizzazione dei costi di riscaldamento e climatizzazione lungo l’intero ciclo di vita dell’edificio.

L’EFFETTO DEI PONTI TERMICI E METODI PER MINIMIZZARLI: PROGETTAZIONE DETTAGLIATA DEI NODI

I ponti termici sono uno dei problemi più significativi dell’efficienza energetica degli edifici, in grado di vanificare l’efficacia anche dell’isolamento più spesso. Un ponte termico è una zona della struttura di involucro in cui la trasmissione del calore è significativamente più alta a causa di una variazione dello spessore del materiale, della presenza di inclusioni ad alta conducibilità termica (ad esempio elementi in cemento armato in una muratura di mattoni) o della geometria (angoli, giunzioni). Possono causare perdite di calore significative (fino al 30% e oltre), un abbassamento locale della temperatura della superficie interna, che provoca condensa, formazione di muffa e degrado dei materiali da costruzione.

Per valutare quantitativamente l’effetto dei ponti termici si utilizza il coefficiente di trasmittanza termica lineare Ψ (psi), misurato in W/(m·K), che tiene conto delle perdite di calore aggiuntive per unità di lunghezza del ponte termico. Il calcolo del fattore Ψ è un compito complesso e di solito richiede l’uso di software specializzato per la modellazione bidimensionale o tridimensionale dei campi termici (ad esempio con il metodo degli elementi finiti, Finite Element Method – FEM). Secondo la norma EN ISO 10211, tali calcoli permettono di determinare con precisione l’effetto di ogni nodo. Tra i ponti termici tipici vi sono: gli angoli degli edifici, le giunzioni di finestre e porte, i punti di fissaggio di balconi e parapetti, i giunti tra pareti e solai, nonché i punti di fissaggio dei sistemi di facciata.

La minimizzazione dei ponti termici inizia in fase di progettazione tipologica. Le strategie chiave includono: l’uso di soluzioni costruttive che interrompono i ponti freddi (ad esempio, rompitratta termici per i balconi, fissaggi speciali per le facciate ventilate), l’applicazione dell’isolamento termico lungo l’intero perimetro dell’involucro esterno senza interruzioni, una progettazione accurata dei nodi delle finestre con isolamento delle spallette, nonché l’uso di profili finestra e vetrocamere ad alta efficienza energetica. Nel caso delle strutture modulari e dei sistemi a pannelli, come l’XLAM, è importante progettare i giunti con la minima penetrazione del freddo, il che richiede attenzione ai dettagli di tenuta e isolamento dei giunti.

COMPORTAMENTO TERMOTECNICO DINAMICO E TENUTA ALL’ARIA: FATTORI DI EFFICIENZA

Un edificio moderno ed energeticamente efficiente si caratterizza non solo per un’elevata resistenza alla trasmissione del calore, ma anche per un comportamento termotecnico dinamico ottimale e un elevato livello di tenuta all’aria. Il comportamento dinamico descrive come la struttura reagisce ai cambiamenti delle condizioni di temperatura esterne e interne, nonché all’irraggiamento solare. Indicatori importanti in questo caso sono l’inerzia termica (la capacità dei materiali di accumulare e cedere calore) e lo sfasamento dell’onda termica. I materiali ad alta inerzia termica (ad esempio calcestruzzo, mattoni, legno ad alta densità) aiutano a stabilizzare la temperatura interna, riducendo l’ampiezza delle oscillazioni e la necessità di riscaldamento/raffrescamento attivo. Questo è particolarmente importante per gli edifici con ampie superfici vetrate, dove gli apporti solari possono essere significativi.

La tenuta all’aria (ermeticità) dell’involucro edilizio è un parametro critico che influisce direttamente sulle perdite di calore effettive. L’infiltrazione incontrollata d’aria attraverso fessure e giunti non ermetici può causare dal 30 al 50% di tutte le perdite di calore. L’indicatore normativo della tenuta all’aria è n50, misurato in volumi d’aria che vengono ricambiati nell’edificio in un’ora con una differenza di pressione di 50 Pa (test «Blower Door» secondo EN 13829). Per gli edifici energeticamente efficienti (ad esempio passive house), il valore di n50 deve essere inferiore a 0,6 h⁻¹, mentre per gli edifici nuovi standard in Ucraina è ammesso fino a 3,0 h⁻¹.

Garantire la tenuta all’aria richiede un approccio sistemico: l’uso di membrane freno vapore e barriere al vento con sigillatura dei giunti, la sigillatura di finestre e porte, un’esecuzione accurata dei collegamenti tra i diversi elementi costruttivi. Una tenuta all’aria insufficiente non solo aumenta le perdite di calore, ma provoca anche un movimento incontrollato del vapore acqueo all’interno della struttura, causando condensa e riducendo l’efficienza dell’isolante. Questo richiede l’uso non solo dei materiali corretti, ma anche di una posa di alta qualità e di un controllo in tutte le fasi della costruzione. Per un’analisi completa si utilizza la modellazione igrotermica (ad esempio il programma WUFI), che permette di valutare il comportamento dinamico dell’umidità nelle strutture nel corso dell’anno.

SISTEMI DI FACCIATA E LA LORO EFFICIENZA TERMOTECNICA: SOLUZIONI COMPLESSE

I moderni sistemi di facciata svolgono un ruolo chiave nel garantire l’efficienza termotecnica dell’edificio, integrando le funzioni di isolamento, protezione dagli agenti atmosferici e attrattiva estetica. Esistono due tipologie principali di sistemi di facciata che dominano il mercato:

  • Sistemi di isolamento termico a cappotto esterno (ETICS), o facciate «umide»: Questi sistemi prevedono il fissaggio dell’isolante (più spesso EPS o lana minerale) direttamente alla parete portante mediante collante e tasselli meccanici. Sopra l’isolante viene applicato uno strato armato di intonaco con rete in fibra di vetro, seguito dallo strato decorativo finale. I vantaggi dell’ETICS sono la creazione di un involucro termoisolante continuo senza ponti freddi e una relativa semplicità di posa. Una condizione importante è l’esecuzione accurata di ogni strato, poiché qualsiasi violazione della tecnologia può causare fessurazioni, distacchi o una riduzione dell’efficienza dell’isolante. Lo spessore dell’isolante nell’ETICS è solitamente compreso tra 100 e 200 mm, a seconda del valore U desiderato e del tipo di materiale della parete.
  • Sistemi di facciata ventilata: Questi sistemi sono composti da un’intelaiatura portante, un isolante (prevalentemente lana minerale), un’intercapedine d’aria (20-40 mm) e un materiale di rivestimento esterno (gres porcellanato, pannelli in fibrocemento, cassette metalliche, ecc.). L’intercapedine d’aria garantisce la libera circolazione dell’aria, rimuovendo l’umidità dalla struttura e aumentando la resistenza termica. I vantaggi delle facciate ventilate sono l’efficace smaltimento dell’umidità, un ulteriore isolamento acustico, la possibilità di nascondere le irregolarità delle pareti e ampie possibilità di design. Il calcolo dello spessore dell’isolante per le facciate ventilate tiene conto della resistenza aggiuntiva dell’intercapedine d’aria, che può essere di circa 0,15-0,18 m²·K/W. L’isolante in questi sistemi ha solitamente uno spessore da 150 a 250 mm, il che permette di raggiungere valori U elevati (fino a 0,15 W/(m²·K)).

Ogni tipo di sistema di facciata ha le proprie particolarità di progettazione e posa. Per garantire durabilità ed efficienza, è fondamentale la corretta scelta dei materiali, il rispetto delle schede tecniche dei produttori e una posa di qualità, in particolare nelle zone di giunzione e agli angoli, dove si formano i ponti termici.

OTTIMIZZAZIONE E TCO: CALCOLO DEL TEMPO DI RITORNO DELL’INVESTIMENTO NELL’ISOLAMENTO

L’ottimizzazione dello spessore dell’isolante non si limita al raggiungimento dei soli requisiti normativi minimi. Un approccio esperto prevede di considerare il concetto di TCO (Total Cost of Ownership), ossia il costo totale di proprietà, che tiene conto non solo dell’investimento iniziale, ma anche dei costi di esercizio lungo l’intero ciclo di vita dell’edificio. Investimenti aggiuntivi nell’aumento dello spessore dell’isolante oltre le norme minime spesso portano a una significativa riduzione del consumo energetico per riscaldamento e raffrescamento, garantendo un rapido tempo di ritorno.

Il calcolo del tempo di ritorno avviene confrontando i costi di capitale per uno strato aggiuntivo di isolante con il risparmio sui costi energetici. Ad esempio, l’aumento dello spessore della lana minerale di 50 mm può costare X grivnie per 1 m², ma portare a una riduzione delle perdite di calore di Y kWh/m² per stagione di riscaldamento. Ai prezzi energetici attuali e previsti, questo strato aggiuntivo può ripagarsi in 3-7 anni. Dopo questo periodo, l’investimento inizia a generare un profitto netto sotto forma di bollette ridotte.

Inoltre, l’aumento della resistenza termica dell’edificio non ha solo un effetto economico diretto, ma anche vantaggi indiretti: aumenta il comfort abitativo (assenza di pareti fredde, spifferi), aumenta il valore di mercato dell’immobile in quanto energeticamente efficiente, si riduce il carico sui sistemi impiantistici integrati di riscaldamento e climatizzazione, permettendo di utilizzare apparecchiature meno potenti e quindi più economiche. Questa analisi TCO permette di fare una scelta consapevole a favore di un isolamento ottimale, e non solo minimo, il che rappresenta una decisione strategicamente vantaggiosa per l’esercizio a lungo termine dell’edificio. Ad esempio, per le case passive (ZEB – Zero Energy Building) lo spessore dell’isolante può raggiungere i 300-400 mm per le pareti e i 500-600 mm per i tetti, il che, nonostante gli ingenti investimenti iniziali, azzera praticamente i costi di riscaldamento in futuro.

AUDIT DI CONFORMITÀ ALLE NORME: GARANZIA DI QUALITÀ E DURABILITÀ

L’audit di conformità delle strutture edilizie alle norme di isolamento termico è una fase critica sia in fase di progettazione, sia durante la costruzione e l’esercizio. Garantisce che le caratteristiche termotecniche effettive dell’edificio corrispondano ai valori calcolati e ai requisiti della norma DBN V.2.6-31:2021, nonché agli standard internazionali, come EN 13829 (determinazione della tenuta all’aria) o EN ISO 6946 (calcolo della trasmissione del calore).

In fase di progettazione, l’audit include la verifica di tutti i calcoli dei valori R e U per le strutture di involucro, nonché l’analisi dei nodi di giunzione per la presenza e l’effetto dei ponti termici (mediante modellazione FEM). Viene effettuata una valutazione della scelta dei materiali, dei loro valori λ, della permeabilità al vapore e di altre caratteristiche fisico-tecniche. Un aspetto importante è anche la verifica della conformità alle norme sulla prevenzione della condensa all’interno delle strutture, mediante metodi che tengono conto del comportamento dinamico (ad esempio WUFI).

Durante la costruzione, l’audit prevede il controllo della qualità della posa dell’isolamento termico e della sigillatura. Questo include la verifica dello spessore dell’isolante posato, l’assenza di fessure, la corretta installazione delle membrane freno vapore e barriera al vento, nonché la qualità della sigillatura dei giunti. Per una valutazione oggettiva della tenuta all’aria si esegue il test «Blower Door» secondo EN 13829, che permette di individuare i punti di non ermeticità e di quantificare le perdite per infiltrazione. Il controllo termografico è un altro strumento efficace che permette di visualizzare le perdite di calore e i ponti termici sulle strutture finite, rilevando difetti di posa nascosti o carenze costruttive. Un audit così completo non solo garantisce la conformità alle norme, ma assicura anche un’elevata qualità costruttiva, durabilità e stabile efficienza energetica dell’edificio per l’intera durata del suo esercizio.

FAQ

Cos’è la conducibilità termica (λ) e perché è importante per il calcolo dell’isolante?
La conducibilità termica (λ) è una grandezza fisica che caratterizza la capacità di un materiale di condurre calore. Si misura in W/(m·K). Più basso è il valore di λ, meglio il materiale ostacola la trasmissione del calore, e minore sarà lo spessore dell’isolante necessario per raggiungere la resistenza termica desiderata.
Quali documenti normativi regolano il calcolo dello spessore dell’isolante in Ucraina?
In Ucraina il documento normativo principale è la norma DBN V.2.6-31:2021 «Isolamento termico degli edifici». Questo standard stabilisce i requisiti minimi per la resistenza termica (R_tot) e il coefficiente di trasmittanza termica (U) per le diverse strutture di involucro, tenendo conto delle zone climatiche del paese.
Come si calcola lo spessore necessario dell’isolante per una parete multistrato?
Lo spessore necessario dell’isolante (δ_isolante) si calcola sulla base della formula R_tot = R_sup_esterna + Σ (δ_i / λ_i) + R_sup_interna. Innanzitutto si determina la R_tot necessaria secondo la norma DBN, poi si sottraggono le resistenze degli altri strati e delle superfici. La resistenza dell’isolante ottenuta (R_isolante) viene moltiplicata per λ_isolante: δ_isolante = R_isolante × λ_isolante.
Cosa sono i ponti termici e come influiscono sull’efficienza dell’isolamento?
I ponti termici sono zone della struttura con una trasmissione del calore maggiorata (ad esempio angoli, giunti, punti di fissaggio). Causano perdite di calore significative, un abbassamento della temperatura delle superfici interne e il rischio di condensa. Il loro effetto viene valutato quantitativamente tramite il coefficiente lineare Ψ e richiede una progettazione dettagliata dei nodi.
Perché la tenuta all’aria dell’edificio è così importante e come si misura?
La tenuta all’aria (ermeticità) è critica, poiché l’infiltrazione incontrollata d’aria può causare dal 30 al 50% delle perdite di calore. Influisce anche sul regime di umidità delle strutture. Si misura con l’indicatore n50 tramite il test «Blower Door» (secondo EN 13829), che mostra il numero di volumi d’aria ricambiati in un’ora con una differenza di pressione di 50 Pa.
Quali sono i principali tipi di isolanti utilizzati in edilizia e in cosa differiscono?
I tipi principali: lana minerale (di roccia/di vetro) con λ 0,035-0,045 W/(m·K), EPS (polistirene espanso) con λ 0,034-0,040 W/(m·K), XPS (polistirene estruso) con λ 0,028-0,032 W/(m·K), e PIR/PUR (poliisocianurato/poliuretano) con λ 0,020-0,026 W/(m·K). Differiscono per coefficiente di conducibilità termica, resistenza al fuoco, permeabilità al vapore, resistenza meccanica e ambito di applicazione.

Glossary

  • Conducibilità termica (λ): Grandezza fisica che caratterizza la capacità di un materiale di condurre calore, misurata in W/(m·K). Più basso è il valore di λ, migliori sono le proprietà isolanti.
  • Resistenza termica (R-value): Indicatore che caratterizza la capacità di una struttura edilizia o del suo strato di ostacolare il passaggio del calore. Si calcola come rapporto tra lo spessore dello strato e la sua conducibilità termica (R = δ / λ), si misura in m²·K/W.
  • Coefficiente di trasmittanza termica (U-value): Valore inverso alla resistenza termica totale della struttura di involucro (U = 1 / R_tot), misurato in W/(m²·K). Più basso è U, meno calore si perde attraverso la struttura.
  • Ponte termico (Linear Thermal Transmittance Ψ): Zona della struttura di involucro in cui aumentano localmente le perdite di calore a causa di variazioni geometriche, disomogeneità dei materiali o presenza di elementi ad alta conducibilità termica. Viene valutato tramite il coefficiente di trasmittanza termica lineare Ψ (W/(m·K)).
  • Tenuta all’aria (n50): Capacità dell’involucro edilizio di impedire il passaggio incontrollato dell’aria. Si misura con l’indicatore n50 (numero di volumi d’aria ricambiati in un’ora con una differenza di pressione di 50 Pa) tramite il test «Blower Door» (EN 13829).

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